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DIMMI IL TUO REDDITO E TI DIRO’ CHI SEI.



Polemiche polemiche polemiche, ancora e ancora, il tutto inizia per la pubblicazione dei redditi degli italiani sul sito dell’Agenzia delle Entrate, voci di indignazione si scagliano da una parte e dall’altra. Il fatto è che Visco può scherzare su tutto ma sulle dichiarazioni dei redditi no, è un punto debole di noi italiani, dato che si prevede una certa sincerità da parte del contribuente, e su quello si sa pecchiamo parecchio.

C’è chi è d’accordo alla pubblicazione, chi è contro, il “Giornale” ad esempio è contro l’iniziativa di Visco, ma pubblica tranquillamente i redditi di chi gli stà antipatico, alla faccia della coerenza verrebbe da dire. Il punto è che le dichiarazioni dei redditi sono già pubbliche, bastava andare nei comuni per ottenere le copie delle dichiarazioni, da questo si evince ancora una volta che il problema non è il fatto che siano pubblicate o meno, ma il nocciolo è che sul web è accessibile più facilmente, mentre prima, per sapere qualcosa di Caio che abita ad Ancona bisognava recarsi lì e quindi per un cittadino comune diventava impegnativo farlo, adesso invece con internet può informarsi chiunque e dovunque, e questo non piace a molti.

Siamo un paese che ha molte cose da nascondere, e la dichiarazione dei redditi è una di queste, la lista dei contribuenti è una sorta di lista della vergogna basta consultarla già dalle statistiche per rendersi conto che paese siamo. Nel 2005 su 40.742.497 di contribuenti poco più dell’1% (477.559) dichiara un reddito dai 90.000euro in su, e se verificassimo le tabelle suddivise per attività, avremo un quadro ancora migliore, o drammatico, della situazione. La media nazionale delle mercerie è di poco più di 7mila euro l’anno, la media annua di guadagno di un sarto è 9mila euro, i gioiellieri circa 16mila euro l’anno. Potremmo ancora continuare, ma finiremmo con l’avvilirci, però tutto ciò fa capire il perché di tante proteste, chi non ha niente da nascondere non credo che trovi niente di male alla pubblicazione sul web, ma invece chi ruba alla comunità, perché di questo si tratta quando si evadono le tasse da pagare, trova da ridire è sempre la solita storia.

C’è un detto che dice “i primi a lamentarsi delle tasse sono chi non le paga”, e a quanto si evince dalle statistiche sopra citate (che potete consultare sul sito dell’agenzia dell’entrate) sembra vero. E pensare che Totò nel film “i Tartassati” già aveva spiegato bene la situazione. Le polemiche sui giornali servono a creare fumo agli occhi dei cittadini per non far vedere il vero problema, cioè che c’è una grossa fetta di italiani che evade sfacciatamente le tasse, scaricando il peso sui contribuenti che; essendo dipendenti o semplicemente onesti, non evadono le tasse.

La tecnica che si usa per nascondere questo problema è simile a quella sul caso delle intercettazioni, e cioè non ci si sofferma sul fatto che i nostri politici fanno affari con imbroglioni e lestofanti vari, no da noi si discute se è giusto pubblicarle o meno sui giornali e quindi farli conoscere più facilmente alla gente, dato che le intercettazioni fin ora pubblicate sui giornali sono di fatto un atto pubblico dal momento in cui un magistrato finisce le indagini e inizia un processo, dando quegli atti direttamente agli avvocati. Cioè siamo al punto di partenza come con i redditi, fin quando è un atto pubblico che richiede un certo impegno per essere ottenuto va bene, ma quando si riesce a consultarlo facilmente allora via ai sermoni ipocriti sull’etica e cose varie.

Le dichiarazioni dei redditi sono lo specchio del paese, e gli evasori sono come gli scorreggioni anonimi negli ascensori; non si dichiarano. Tentare di chiudere gli occhi d’avanti a questa realtà può solo peggiorare le cose. Il governo del Bofonchiatore (Prodi) avrà avuto tanti difetti, ma almeno sulla lotta all’evasione è da apprezzare e probabilmente da rimpiangere.


Pubblicato il 6/5/2008 alle 0.6 nella rubrica Informazione.

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