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REGIME MEDIATICO ALL’ATTACCO.

Informazione 4/12/2008


Sono circa quindici anni che il NanodelleLibertà(sue) dice di non occuparsi più di televisione, con un fare da paraculo speciale, che solo lui ha, dice che da quando è in politica non può. E allora se vogliamo essere dei fessi dobbiamo credergli. E’ un caso che non si è mai risolta la faccenda Rete4, rischiamo di pagare multe salate per l’abusivismo della rete che trasmette il FidoFede ogni giorno.

E’ un caso pure la legge di NeuroneGasparri, e sapendo da chi era stata scritta, l’Europa non poteva far altro che bocciarla. Questa legge non solo non risolve il problema dell’emittente Europa7, alla quale spettano le frequenze di Rete4, ma ha creato il mercato del digitale terrestre, tecnologia morta e sepolta nel resto del globo, dove il caso vuole che Mediaset o Mafiaset spadroneggi soprattutto con i diritti televisivi del calcio.

E ancora, sono solo gli “antiberlusconiani” che ritengono che non sia un caso il voler assegnare sempre a Europa7 alcune frequenze di Raiuno? Cioè i problemi suoi dobbiamo risolverli a spese nostre. Allora dovendo credere a tutte le puttanate che Ciuffone spara o fa sparare ai suoi sguatteri, dobbiamo credere che il raddoppio dell’iva a Sky sia un caso. Il caso vuole che proprio Sky sia il suo principale concorrente sulla pubblicità, spacciando la cosa come provvedimenti anti-crisi, cioè puniamo le emittenti televisive, ma non facciamo niente contro i banchieri furfanti.

Il regime mediatico finito con Sky attacca l’altro obbiettivo: Internet. Sentire Ciuffone parlare di “regole per il web” fa accapponare la pelle, Internet è forse l’ultimo organo libero da partiti o lobby, inoltre in futuro incamererà tutta la pubblicità. E’ un caso?

Free Blogger

Informazione 13/11/2008


COPIA IL CODICE :

<a href="http://www.beppegrillo.it/iniziative/freeblogger/?s=user" target="_blank" ><img src="http://www.beppegrillo.it/immagini_barra_destra/freeblogger.jpg" border="0" alt="Free Blogger"/></a></a>


Dal blog BeppeGrillo.it :

Obama ha vinto grazie alla Rete. Ha raccolto fondi on line per un miliardo di dollari per la sua campagna elettorale. "A campaign powered by people, not the special interests". Una campagna finanziata dalle persone, non dagli interessi di parte.
L'Obama de noantri, al secolo Topo Gigio Veltroni, dopo aver fracassato le palle a tutti gli italiani sulla somiglianza tra lui e Obama (un insulto persino peggiore dell'abbronzatura dello psiconano) vuole dare una mano alla Rete. Tutti i blogger si stanno toccando. Topo Gigio è peggio di uno spyware, di un malware, è un virus insidiosissimo che trasforma tutto ciò che tocca in una Walterloo. Il suo incaricato del Pdmenoelle, in arte Franco "Ricardo" Levi, ha depositato alla Commissione Cultura della Camera, con alcuni ritocchi degni di Pol Pot, la famigerata Levi/Prodi. Detta anche legge "ammazzablogger". Legge che va ribattezzata in Levi/Veltroni grazie alle nuove clausole.
In sostanza:
- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all'Agenzia delle Entrate
- ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di "stampa clandestina": due anni di carcere e sanzioni economiche.
Un blogger può scegliere se iscriversi al ROC, e correre il rischio di una delle innumerevoli denunce penali e civili sui reati a mezzo stampa che risalgono al Codice Rocco del fascismo o, in alternativa, entrare in clandestinità prima di entrare in galera. Insomma, può impiccarsi o spararsi un colpo in testa.
La Commissione che deve esaminare la proposta di legge inizierà a breve i lavori sulla "ammazzablogger". Un sostegno da parte della Rete la aiuterà a prendere le decisioni:
- partecipate alla petizione per una Rete libera e inviate una mail a Levi e a Veltroni con i vostri suggerimenti
- caricate le vostre foto con la scritta: "LIBERO BLOGGER IN LIBERO STATO" all'indirizzo:

Loro non molleranno mai (ma gli conviene), noi neppure.

DIMMI IL TUO REDDITO E TI DIRO’ CHI SEI.

Informazione 6/5/2008



Polemiche polemiche polemiche, ancora e ancora, il tutto inizia per la pubblicazione dei redditi degli italiani sul sito dell’Agenzia delle Entrate, voci di indignazione si scagliano da una parte e dall’altra. Il fatto è che Visco può scherzare su tutto ma sulle dichiarazioni dei redditi no, è un punto debole di noi italiani, dato che si prevede una certa sincerità da parte del contribuente, e su quello si sa pecchiamo parecchio.

C’è chi è d’accordo alla pubblicazione, chi è contro, il “Giornale” ad esempio è contro l’iniziativa di Visco, ma pubblica tranquillamente i redditi di chi gli stà antipatico, alla faccia della coerenza verrebbe da dire. Il punto è che le dichiarazioni dei redditi sono già pubbliche, bastava andare nei comuni per ottenere le copie delle dichiarazioni, da questo si evince ancora una volta che il problema non è il fatto che siano pubblicate o meno, ma il nocciolo è che sul web è accessibile più facilmente, mentre prima, per sapere qualcosa di Caio che abita ad Ancona bisognava recarsi lì e quindi per un cittadino comune diventava impegnativo farlo, adesso invece con internet può informarsi chiunque e dovunque, e questo non piace a molti.

Siamo un paese che ha molte cose da nascondere, e la dichiarazione dei redditi è una di queste, la lista dei contribuenti è una sorta di lista della vergogna basta consultarla già dalle statistiche per rendersi conto che paese siamo. Nel 2005 su 40.742.497 di contribuenti poco più dell’1% (477.559) dichiara un reddito dai 90.000euro in su, e se verificassimo le tabelle suddivise per attività, avremo un quadro ancora migliore, o drammatico, della situazione. La media nazionale delle mercerie è di poco più di 7mila euro l’anno, la media annua di guadagno di un sarto è 9mila euro, i gioiellieri circa 16mila euro l’anno. Potremmo ancora continuare, ma finiremmo con l’avvilirci, però tutto ciò fa capire il perché di tante proteste, chi non ha niente da nascondere non credo che trovi niente di male alla pubblicazione sul web, ma invece chi ruba alla comunità, perché di questo si tratta quando si evadono le tasse da pagare, trova da ridire è sempre la solita storia.

C’è un detto che dice “i primi a lamentarsi delle tasse sono chi non le paga”, e a quanto si evince dalle statistiche sopra citate (che potete consultare sul sito dell’agenzia dell’entrate) sembra vero. E pensare che Totò nel film “i Tartassati” già aveva spiegato bene la situazione. Le polemiche sui giornali servono a creare fumo agli occhi dei cittadini per non far vedere il vero problema, cioè che c’è una grossa fetta di italiani che evade sfacciatamente le tasse, scaricando il peso sui contribuenti che; essendo dipendenti o semplicemente onesti, non evadono le tasse.

La tecnica che si usa per nascondere questo problema è simile a quella sul caso delle intercettazioni, e cioè non ci si sofferma sul fatto che i nostri politici fanno affari con imbroglioni e lestofanti vari, no da noi si discute se è giusto pubblicarle o meno sui giornali e quindi farli conoscere più facilmente alla gente, dato che le intercettazioni fin ora pubblicate sui giornali sono di fatto un atto pubblico dal momento in cui un magistrato finisce le indagini e inizia un processo, dando quegli atti direttamente agli avvocati. Cioè siamo al punto di partenza come con i redditi, fin quando è un atto pubblico che richiede un certo impegno per essere ottenuto va bene, ma quando si riesce a consultarlo facilmente allora via ai sermoni ipocriti sull’etica e cose varie.

Le dichiarazioni dei redditi sono lo specchio del paese, e gli evasori sono come gli scorreggioni anonimi negli ascensori; non si dichiarano. Tentare di chiudere gli occhi d’avanti a questa realtà può solo peggiorare le cose. Il governo del Bofonchiatore (Prodi) avrà avuto tanti difetti, ma almeno sulla lotta all’evasione è da apprezzare e probabilmente da rimpiangere.


PRODI CENSURA INTERNET

Informazione 19/10/2007

 

E’ incredibile, non si fa in tempo a pensare che il governo abbia toccato il fondo, che c’è già chi sta scavando.

E’ il caso del disegno di legge presentato dal sottosegretario Levi, che di fatto obbliga chi cura qualunque attività editoriale internet compreso, ad inscriversi al ROC (art.6) che in pratica è un registro gestito dall’Autorità alle Comunicazioni.

A parte il lato burocratico ( e economico ) al quale anche i titolari di blog dovrebbero rispettare, la legge diventa un vero è proprio bavaglio per chi usa internet a scopi informativi e di intrattenimento, anche senza scopo di lucro, visto le eventuali pene in caso di accese.

Queste legge ad personam per Grillo, perchè alla fine l’obbiettivo è chiaro, è un’altro passo verso il controllo dell’informazione da parte della politica sia destra che sinistra, non faccio distinzione di merda.

Il Bofonchiatore primo ministro mica si occupa del conflitto d’interesse, oppure di Rete 4 che occupa illegalmente le frequenze di Europa 7 , e meno che mai dei gruppi editoriali che non essendo più puri ma in mano ad industrie alterano o sotterrano informazioni essenziali. No il Bofonchiatore se la prende con l’unico organo libero di informazione.

E dire che questo governo è di sinistra…..mi viene da piangere. Se volete scrivere a Levi: levi_r@camera.it

P.S. Amnesty International lanciò una campagna per liberare internet (post 27/09) nei paesi dove esistevano regimi, penso che a breve compariremo pure noi in quella lista.

LIBERO INTERNET IN LIBERO STATO

Informazione 27/9/2007

 
C’è un piccolo problema per i dittatori di tutto il mondo, che poverini vorrebbero essere liberi di imporre il loro regime senza farlo sapere all’estero, giustamente.

Come fare allora, una soluzione sarebbe fermare l’unico organo di informazione libero del mondo cioè internet, che fa opera di sputtanamento di questa gente sostituendosi al giornalismo tv, radio e carta, oramai morto, salvo poche eccezioni.

Ricordo ancora i bei tempi in cui Saddam veniva intervistato dall’untuoso Vespa trattato con i guanti bianchi, anche se aveva massacrato migliaia di curdi, oppure Gheddafi che a seconda della convenienza viene chiamato prima dittatore e poi da tutti il colonnello, soprattutto da quando ha riacquistato azioni della Juventus e fatto giocare la supercoppa italiana a Tripoli, ci è toccato aver avuto pure il figlio, palleggiato da un paio di società di calcio, ma niente da fare è proprio un brocco.

Come non annoverare la Cina, che in un primo momento era una sanguinosa dittatura comunista, ma quando poi ha aperto le frontiere e fatto entrare aziende straniere per sfruttare la mano d’opera locale è diventato un paese in via di sviluppo.

Con internet queste coperture non è più possibile farle, la rete ti butta in faccia tutto, riesce a sapere tutto. Allora in aiuto di queste , diciamolo, povere dittature vengono in soccorso il fiorfiore delle aziende mondiali. Infatti Amnesty International e il Parlamento Europeo denunciano che Microsoft, Google, Cisco Systems, Telecom Italia, Wanadoo e Yahoo si prestano a censurare la rete in questi paesi e addirittura a localizzare chi si mettesse in contatto con la stampa estera.

Mi chiedo dov’è il problema Microsoft nei suoi spot, coi soliti bambini sorridenti (degne delle campagne hitleriane/mussoliniane), lo dice chiaramente che vuole aiutare le aziende, e allora le aziende si e le dittature no questo è razzismo!. Microsoft tra l’altro, multata dalla commissione europea, sta imponendo una sua democratica dittatura software col windows vista.

Lo stiamo vedendo in questi giorni con la Birmania, senza internet non sapremmo niente e ci toccherebbero solamente gli Sgabri in tv che dicono una mitragliata di minchiate inascoltabili (vedi Matrix di ieri e la sua fotocopia Porta a Portese).

Amnesty International sta lanciando degli appelli da firmare via internet per bloccare questi farabutti il link è:

http://www.amnesty.it/pressroom/comunicati/CS80-2006.html

Questo altro link riguarda invece informazioni sui paesi con internet sotto controllo.

http://www.rsf.org/int_blackholes_en.php3?id_mot=525&annee=2006